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Avevo quattro o cinque anni quando
incominciai a dedicarmi ai cani.
LEO, così si chiamava il mio primo cane, di
razza incerta, scorbutico e mordace, non voleva essere accarezzato e
tanto meno portare il collare, ma di una intelligenza
superlativa, un guardiano insuperabile della famiglia e della proprietà.
Gli anni passarono si susseguirono altri
cani e la passione per questo stupendo
animale continua a crescere, come un fiume in piena, che ti trasporta
in un'oceano di sogni, di soddisfazioni
e di delusioni approdando sul continente canino, abitato dal mirabile
popolo dei cani, ma anche dal bizzarro popolo dei cinofili.
Questa bizzarria ti inebria ti fà sognare sempre più, fino a portarti
ad allevare il nostro amico cane.
L'allevatore è infatti colui
che, scegliendo madre e padre, inventa i nascituri, quasi li crea,
nascono dalle sue mani, li cura, si dona, prodigo.
Quante soddisfazioni,
quante delusioni, quanti sacrifici.
Il tutto per il nostro amico cane che ha
saputo conquistare la stima e l'affetto
dell'uomo per le sue doti d'intelligenza,
fedeltà e dolicità, oltre ad offrire all'uomo concreti
aiuti.
Scrisse il poeta Byron,
alla morte del suo cane:
"Bellezza
senza vanità
Forza senza insolenza
Coraggio senza ferocia"
ed io aggiungo:
"Amicizia senza interesse
Altruismo senza riconpensa
Tutte le virtù dell'uomo senza i suoi vizi."
Cesare Caffino
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